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Referendum Costituzionale

26 Luglio 2016

Referendum: le domande più frequenti

Senato

Si dice che sono molti anni che si discute e non si è mai fatto nulla. Perché opporsi adesso, quando si decide, finalmente, di fare qualcosa di positivo per l’aggiornamento della Costituzione?
Non si tratta di fare a tutti i costi, ma di fare bene, aggiornando quando occorre, ma rispettando lo spirito e i valori della Costituzione
Dunque, contrarietà ad ogni modifica del sistema parlamentare?
Niente affatto: si può correggere il “bicameralismo perfetto” in modo molto semplice e rapido: differenziando, almeno in parte, il lavoro delle Camere (ad esempio, riservando la fiducia al Governo, solo alla Camera, e il controllo sull’esecutivo e sull’attuazione ed efficacia delle leggi, al Senato). E poi creando un sistema che consenta di approvare insieme le leggi più importanti e che affidi le altre ad un solo ramo del Parlamento, con la facoltà di intervento da parte dell’altro ramo. Questa riforma si sarebbe potuta fare in poco tempo, già col Governo Letta, invece di mettere mano a modifiche molto estese e controverse.
Ma questo che viene configurato è il Senato delle autonomie?
Non è vero, perché non rappresenta le Regioni, ma assegna solo determinati poteri a Consiglieri regionali e a Sindaci. In Paesi come la Germania, è il governo dei Lander (Regioni) che elegge il Senato e così nasce una vera rappresentanza delle autonomie.
Ma non c’è il lato positivo del risparmio di spesa, visto che la funzione dei Senatori è prestata a titolo gratuito?
Se si pensa che occorre ridurre il numero dei parlamentari, si può ridurre proporzionalmente il numero dei Deputati e quello dei Senatori. Se invece si riduce drasticamente solo il numero dei Senatori, squilibrando il sistema, vuol dire che il disegno è un altro: praticamente “azzerare” il Senato e dare tutto il potere ad una sola Camera ed a chi la governa. Questo è grave e pericoloso perché elimina il sistema di pesi e contrappesi giustamente disegnato dalla Costituzione. Quanto al “compenso”, a prescindere dal fatto che nessuno può credere che si faccia un lavoro in più, gratuitamente, il problema è che non si possono fare due mestieri contemporaneamente. Quindi la gratuità è solo una finzione.
Ci sarà uno snellimento al procedimento legislativo.
Non è vero, perché sono previsti molti tipi e molte modalità di esercizio della funzione legislativa (secondo alcuni, sette, secondo altri, assai di più); l’art. 70 della Costituzione si risolveva in una riga e mezzo, quello “nuovo” si protrae per tre pagine ed è indice solo di confusione, conflitti, rallentamento.
Comunque si deve riconoscere che il Senato è eletto dal popolo.
Non è vero: è eletto dai Consigli regionali e da alcuni Sindaci, con modalità non ancora definite e rinviate ad una legge ordinaria (che ancora non c’è).
Ma perché si raccolgono le firme se il referendum è stato già chiesto da parlamentari e dal Governo?
Le firme si raccolgono per vari motivi: 1. perché si coinvolgono i cittadini, informandoli e rendendoli consapevoli dei problemi di cui si sta discutendo; 2. perché è sempre bene entrare in gioco in modo attivo e non solo operando di rimessa, specialmente quando è in campo il Governo, che non dovrebbe occuparsi di riforme costituzionali, ma ha strumenti rilevanti per informare e convincere gli elettori; 3) perché raggiungendo il numero di firme necessarie e depositate in Cassazione, si acquisisce il diritto a spazi televisivi, radiofonici ed a rimborsi in caso di successo. Questo è importante per partecipare, a pieno titolo, alla fase decisiva della campagna referendaria ed anche per avere rimborsi delle spese sostenute e spesso volontariamente anticipate da cittadini volonterosi; ai quali potrebbero essere restituite.
Cosa accadrà se vincerà il NO? Sarà il caos?
Trattandosi di riforma costituzionale, non succederà nulla. Tutto resterà come prima, sul piano costituzionale, essendosi però evitato uno stravolgimento del sistema costituzionale e restando ben aperta la possibilità di apportare quelle opportune modifiche, ritenute necessarie per correggere il cosiddetto “bicameralismo perfetto”. Quanto alle conseguenze politiche, ne ha parlato solo il Presidente del Consiglio. Noi siamo di diverso avviso e non lasciamo entrare la politica-partitica nella campagna referendaria. Escludiamo, in ogni caso, il caos; il Governo andrà avanti fino a che il Parlamento gli darà la fiducia. E questo non c’entra nulla con le riforme costituzionali.
Ci sono altre misure, nella legge sulla riforma del Senato. Anche su queste avete da ridire?
Certamente: a) mentre si parla di partecipazione e della necessità di rafforzarla, si triplica il numero delle firme necessarie per i progetti di legge di iniziativa popolare; si rimanda alle “calende greche” la trattazione, da parte del Parlamento, che invece dovrebbe essere tempestiva e certa; b) c’è un rafforzamento dei poteri dell’esecutivo, che può fortemente incidere sull’agenda del Parlamento, fissando termini perentori per la trattazione di temi ritenuti importanti dal Governo, col rischio di restringere o addirittura eliminare il dibattito in Aula; e non è poco. Senza contare tutta la parte relativa alle autonomie, sulla quale avremo occasione di tornare; c) non si capisce il senso dei cinque senatori nominati dal Presidente della Repubblica; il quale, poi, può nominarne altri, per una durata diversa (sette anni) da quella del normale mandato dei senatori.

Legge elettorale

La nuova legge elettorale ha recepito molte delle osservazioni pervenute da varie parti e fatte proprie dalla Corte Costituzionale; e dunque è ora necessaria ed utile.
Non è così; la legge elettorale è stata oggetto di vari ripensamenti e poi costruita sul modello di un partito che vince le elezioni superando il 40% e ottenendo un premio di maggioranza (che consentirà di raggiungere il 54%, cioè 340 deputati su 630). Così governerebbe da solo, tanto più che non sarebbe più disturbato dal Senato, privato di reali poteri.
Il cittadino può liberamente esprimersi e non più dipendere dalle scelte dei partiti.
Non è vero: restano 100 capilista che vengono praticamente nominati dai partiti; in più, per essi c’è la possibilità di presentarsi in più circoscrizioni ed esercitare solo in seguito l’opzione, col risultato che sarà eletto, ancora una volta, chi è stato designato dal partito di provenienza. Inoltre, c’è anche il premio di maggioranza, che praticamente distorce la volontà popolare, mutando in modo consistente la composizione della Camera. Le preferenze ci sono (due) ma rappresentano la parte minore e secondaria, restando esclusi comunque, i capilista.
Essendo stato previsto il ballottaggio ed essendo escluse le coalizioni, vincerà comunque il migliore
Non è così: al ballottaggio, non essendo previsto un quorum, vince chi ha più voti e prende il premio di maggioranza anche se i voti sono stati assai pochi (è stato ipotizzato che potrebbe “conquistare” la Camera, con tutte le conseguenze già dette, il partito che ha ottenuto solo il 25 % dei voti; davvero questo rappresenterebbe la volontà popolare?)
La nuova legge rispetta le indicazioni della Corte costituzionale?
No: quanto meno per ciò che attiene al premio di maggioranza ed ai capilista. Tant’è che un Tribunale ha già sollevato la questione di costituzionalità della nuova legge e la Corte deciderà il 3 ottobre prossimo.
Una legge elettorale, però, è necessaria visto che il Porcellum è stato cancellato dalla Corte Costituzionale e quindi si sta procedendo in base a ciò che è sopravvissuto.
Certo, una legge ci vuole, ma democratica e corrispondente alla volontà della Corte; il referendum viene proposto non su tutta la legge, ma sui due punti sopra indicati. Peraltro, si tratta di una legge elettorale solo per la Camera. E il Senato, come verrà eletto?
La legge elettorale non è nella Costituzione e quindi non si tratta di una riforma costituzionale; perché dunque viene praticamente abbinata nella campagna referendaria alla Riforma del Senato?
La ragione è semplice: è un problema di democrazia e di rappresentanza; se due leggi, contemporaneamente, tolgono spazi di rappresentanza ai cittadini, incidono sulla pienezza dell’esercizio della sovranità popolare, alterano il sistema di poteri e contropoteri deliberato dalla Costituzione, finiscono inesorabilmente per influenzarsi a vicenda e soprattutto per porre, unitariamente, un problema di democrazia, che entra sempre in gioco quando si incide sulla rappresentanza e sulla libera manifestazione della volontà dei cittadini, cui spetta, per indicazione della Costituzione, la sovranità popolare.
Questa legge, anche se ha qualche difetto, favorisce la governabilità. Ha il grande vantaggio di far conoscere i risultati la stessa sera delle elezioni consentendo, così, subito, la formazione del governo.
La governabilità non è e non può essere un mito; e soprattutto non può essere garantita da strattagemmi normativi, dipendendo dalla volontà degli elettori e dalla capacità dei partiti di lavorare per il bene comune. D’altronde, la Germania – per fare un esempio – non ha questa legge e in occasione delle ultime elezioni si è creata una situazione di stallo, risolta, peraltro, dalla responsabilità dei due maggiori partiti, che hanno dato luogo ad una coalizione di governo; così rispettando, sostanzialmente, la volontà dei cittadini e non forzandola.

TRATTO DAL SITO DI A.N.P.I. NAZIONALE