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“Il referendum del 22 ottobre in Veneto e Lombardia è inutile e notevolmente oneroso”

19 settembre 2017

15 Settembre 2017 – Comunicato sul Referendum Veneto e Lombardia

Sosteniamo la politica della pace

9 giugno 2017

Art 11 Costituzione Italiana: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni…..”.

Per il pieno riconoscimento e l’assoluta affermazione dell’articolo 11 della nostra Costituzione la sezione ANPI di Malnate, preoccupata dall’attuale situazione mondiale, lancia un appello alla pace condannando  fermamente l’uso di armi convenzionali o chimiche e rifiutando la guerra come mezzo di soluzione dei conflitti.

Dove si parla di pace, l’ANPI non può mancare di condividere il proprio ideale perché tale principio rappresenta una delle fondamenta solide su cui poggia la natura stessa dell’associazione.  L’ANPI persegue la politica della pace, la cooperazione fra tutti i paesi che intendono combattere la violenza in ogni sua forma.

L’ANPI auspica inoltre che le Organizzazioni Internazionali ed i Governi si incontrino e cerchino le intese necessarie a sancire un negoziato che ripristini presto la pace in Medio Oriente.

ANPI sezione di Malnate

 

Verbale Assemblea degli iscritti

31 gennaio 2017

Domenica 29 Gennaio u.s. si è tenuta l’Assemblea annuale degli iscritti.

Durante la riunione si sono svolte le elezioni del Direttivo di Sezione composto da 9 elementi.

Per chi volesse consultare il verbale dell’Assemblea può consultarlo al link inserito in questo articolo.

Fraterni saluti.

verbale 29:01:17

Tra più fuochi. La storia degli Internati Militari Italiani 1943-1945

20 novembre 2016

Apertura nuova mostra a Berlino

A nome del Centro di documentazione sul lavoro forzato durante il nazionalsocialismo di Berlino (Fondazione Topografia del terrore) si comunica che la mostra “Tra più fuochi. La storia degli Internati Militari Italiani 1943-1945″  aprirà al pubblico martedì 29 novembre 2016 alle h 10 e da quel momento sarà visitabile presso i locali del centro tutti i giorni dalle h 10 alle h 18, eccetto il lunedì, ad ingresso libero.

NS ZWANGSARBEIT  Dokumentationszentrum

Da alleati a “traditori”: fino all’autunno del 1943 i soldati tedeschi e quelli italiani combatterono fianco a fianco sui fronti durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma in data 8 settembre 1943 il governo italiano, con a capo il maresciallo Pietro Badoglio, sciolse l´alleanza. La reazione tedesca non si fece attendere. Nel’arco di pochi giorni la Wehrmacht catturò un numero elevato di soldati. Tra i 600.000 e i 650.000 militari furono, in quanto internati, deportati in Germania e nella Polonia occupata. Molti di essi dovettero sottostare al lavoro coatto nel’industria di guerra, nelle miniere, nel settore agricolo. Tra i 50.000 e i 60.000 soldati perirono durante la prigionia.

La sorte degli internati militari italiani risultò essere delicata ed in balia delle decisioni tedesche. Se da una parte venne espressa la ferma volontà da parte tedesca di punire duramente il loro “tradimento” tramite lo sfruttamento della loro forza lavoro nella “economia della guerra totale”, dall’altra vennero effettuati numerosi tentativi di reclutamento dei prigionieri da parte delle organizzazioni sia tedesche, nonché del regime mussoliniano in Italia settentrionale in vista della comune “vittoria finale”. Gli internati militari vennero dunque messi davanti alla scelta, se continuare a combattere a fianco dei tedeschi o rimanere nella prigionia. All’interno dei lager gli italiani vennero spesso visti come alleati del nemico e trattati con astio e diffidenza dagli altri prigionieri e lavoratori coatti. Anche successivamente alla liberazione e al loro rientro in patria, gli ex- internati militari italiani non godettero delle dovute attenzioni. Dal dopoguerra in poi, per lungo tempo, la società italiana non li considerò come vittime di guerra, mentre la Germania, dal canto suo, fino ad oggi non accetta ancora di pagare loro i risarcimenti.

La mostra permanente si concentra sulla storia di questo gruppo di vittime della guerra, il cui destino risulta tuttora essere generalmente poco conosciuto. La presente mostra è stata concepita su suggerimento della commissione di storici tedesco- italiana instaurata nel 2012 per volontà dei governi dei due paesi; essa viene finanziata dal Ministero degli Affari Esteri tedesco.

 

Per chi desiderasse avere informazioni sulla Fondazione e sulle attività del centro indichiamo il link della ns. pagina web in lingua tedesca ed inglese:

http://www.dz-ns-zwangsarbeit.de [TED]

http://www.dz-ns-zwangsarbeit.de/en/ [ING]

 

Informazioni sulla mostra “Tra più fuochi” dedicata agli Internati Militari Italiani:

http://www.dz-ns-zwangsarbeit.de/ausstellungen/zwischen-allen-stuehlen/ [TED]

http://www.dz-ns-zwangsarbeit.de/en/exhibitions/between-two-stools/ [ING]

 

Pieghevole [ITA]

http://www.dz-ns-zwangsarbeit.de/fileadmin/schoeneweide/flyer/flyer_it.pdf

 

L’indirizzo del centro di documentazione è:

Dokumentationszentrum NS-Zwangsarbeit

Britzer Straße 5 – D – 12439 Berlin – Germania

Tel. 0049 (0)30 6390288-0

Angelo Chiesa

18 settembre 2016

A due mesi dalla scomparsa del compagno Angelo Chiesa, vogliamo riproporvi l’articolo scritto per Varesenews dal Prof. Enzo Laforgia.

 

Angelo Chiesa, un uomo generoso ed onesto

Angelo Chiesa Associazione Nazionale Anpi Varese

21 luglio 2016«[…] Mi ricordo di aver compiuto il 17° compleanno nel carcere dei “Miogni”, dove ero stato da poco trasferito dalle cantine della villa Dansi [in via Dante] che allora era il luogo dove venivano trattenuti i prigionieri politici prima di passarli alle carceri. Ho abbandonato la fabbrica nell’aprile del 1944 dopo che a marzo avevamo organizzato uno sciopero, iniziando la mia attività partigiana. […] Appartenevo a una famiglia operaia. Mio padre, vecchio socialista poi iscrittosi al Partito comunista italiano, mi educò in senso antifascista, una educazione che permeava tutta la nostra famiglia e che mi condusse a prendere parte attivamente, per quello che mi era possibile, alle prime lotte del movimento giovanile antifascista in provincia di Varese.»

Così iniziava la testimonianza di Angelo Chiesa, venuto a mancare il 19 luglio scorso, raccolta da Pietro Macchione nel lontano 1978. Da quando, ancora adolescente, si trovò ad affrontare, in condizioni estreme, scelte difficili e non scontate, Angelo Chiesa ha condotto tutta la sua vita entro due binari chiari e precisi: impegno e partecipazione. Impegno e partecipazione che hanno trovato espressione nelle forme più diverse: dal partito politico, al sindacato, alle cooperative, alle associazioni, agli incarichi ricoperti nelle istituzioni (il Comune, la Provincia, la Regione). Convinto che le “organizzazioni” (politiche, sindacali, sociali) avessero la fondamentale funzione di trasformare le debolezze individuali in forza collettiva.

La sua vita ha attraversato il Novecento. E con le profonde e rapide trasformazioni che hanno caratterizzato quel secolo Angelo Chiesa ha dovuto fare i conti. Non è rimasto nostalgicamente ancorato al passato né ha voluto pietrificarsi nella reliquia del giovane partigiano. Ha vissuto nella storia, dialogando con la storia.

Ed è stato un uomo generoso ed onesto. La politica, per lui, non è stata fonte di arricchimento; non si è tradotta in comode scorciatoie per vantaggiose carriere; dai ruoli che ha occupato non hanno tratto profitto parenti e amici. Ha vissuto tutta la vita nella casa dei suoi genitori, ricavando ancora, dalla vite coltivata da suo padre, il vino che offriva ai suoi ospiti.

Andando avanti negli anni, amava sempre più dialogare con i giovani. Non si imponeva, non enfatizzava episodi della sua vita, non ricopriva di inutili e dannosi orpelli retorici il racconto della sua Resistenza. Da una ventina d’anni a questa parte, quando incontrava gli studenti, si presentava sempre con due oggetti in mano: un suo vecchio quaderno di scuola ed il libretto di lavoro del padre, risalente agli anni Trenta. In questo, l’assenza di ogni riferimento all’iscrizione al Partito fascista, gli serviva per spiegare come la disobbedienza si possa esercitare anche discretamente, senza urli e strepiti, e che, in particolari condizioni, anche un piccolo gesto di rifiuto possa essere importante e, nello stesso tempo, possa scatenare drammatiche conseguenze. Il suo vecchio quaderno scolastico, nel quale, con bella grafia, aveva ricopiato, come compito per le vacanze, i bollettini di guerra a partire dal giugno 1940, gli serviva per dimostrare gli effetti moralmente perversi di una cattiva educazione. Tutto qui. Senza trionfalismi né frasi roboanti né esaltazione di eccezionali eroismi. E concludeva sempre i suoi incontri (almeno quelli di cui ho memoria diretta) con i suoi auguri per coloro i quali si apprestavano a concludere un anno scolastico e un ciclo di studi e con un invito: «Non restate chiusi in voi stessi – diceva ai suoi giovani ascoltatori –, non isolatevi dal mondo, ma incontratevi, discutete. Partecipate alla vita del vostro Paese! Occupatevi delle questioni che riguardano il Mondo!»

Trasmetteva ai più giovani voglia di vivere e voglia di cambiamento. Quando, due giorni fa, è circolata la notizia della sua scomparsa, ho ricevuto un messaggio per posta elettronica da una mia vecchia studentessa: «Caro Professore, ho letto poco fa della scomparsa di Angelo Chiesa. Le scrivo per ringraziarla per avere invitato Angelo, l’anno della terza liceo, a raccontarci la sua storia. Durante quell’incontro e in occasioni successive ho sempre visto in quell’anziano signore la più sincera gioia di vivere. Resisterà altrove.»

Nel 2010, la Cgil di Varese promosse la realizzazione di una video-intervista ad Angelo Chiesa. Il dvd fu realizzato da Alessandro Leone, Ezio Riboni e Stefano Soru. Il titolo scelto per i 28’ e 30’’ durante i quali Chiesa raccontò se stesso, le scelte politiche, i ruoli svolti nel suo partito e nelle istituzioni, fu L’impegno di una vita. Oggi, quando ormai il suo percorso esistenziale si è concluso, quel titolo lo potremmo leggermente modificare: Una vita come impegno.

Enzo R. Laforgia

 

Oggi il blog

19 luglio 2016

E’ finalmente on-line il nostro blog.
Scriveteci all’indirizzo malnate@anpi.it.

A.N.P.I. sezione di Malnate